Autostima ed espressività

La nostra vita alla stregua di un opera d’arte, per esempio un quadro, merita la ricerca del tocco giusto, della pennellata adatta, della cura del particolare, insomma di uno sforzo per evitare la banalità, l’ovvietà dei nostri comportamenti.

Costa fatica, dubbi, e anche qualche rischio, ma si guadagna l’autenticità, la coscienza di essere in prima persona ad agire, e non una supposta forza esterna, sia essa la famiglia, la società, la cultura, l’inconscio o qualcos’altro. L’artista non impreca contro gli utensili del suo lavoro, semmai cerca una soluzione per utilizzarli al meglio: quelli si trova in mano, quelli cerca di usare. Il resto sono inutili perdite di tempo. Dal caffè che prepariamo la mattina al raggiungimento di un obiettivo aziendale, ogni occasione è buona per vivere la vita con questo atteggiamento.

Nel caso del caffè può volere dire usare attenti ad usare la quantità di miscela adeguata, scegliere quella che ci piace, premerla nel filtro con la pressione giusta, e magari mentre prepariamo l’inesorabile caffè mattutino, riusciamo anche a dare un senso a quel rituale, che sia il buongiorno alla vita, ai figli, al marito, al cane, al gatto, oppure semplicemente a noi stessi. Con questo atteggiamento le nostre azioni diventano gustose, succulente, chiare, soddisfacenti, appaganti, utili, energizzanti, semplicemente belle se riusciamo ad essere nella nostra vita, se riusciamo a scorgere il senso della nostra opera. Per farlo bisogna sapersi confrontare con il dolore, le insoddisfazioni, la perdita, insomma con tutto ciò che crea quella sensazione che in modo generico è chiamato vuoto esistenziale, quello che i bambini esprimono con i pianti e i mal di pancia, i poeti con liriche meravigliose e comprensibili ad anime sensibili. Le mamme, i padri, i fratelli, i fidanzati, gli amanti, ognuno manifesta con segnali a volte mascherati il proprio senso di vuoto.

Nella nostra gioiosa e noiosa vita, la partita si gioca quotidianamente, in famiglia, in ufficio, in palestra, su un prato… La differenza che influisce nello stare bene o male non è solamente causata dalle circostanze, dagli eventi, dai luoghi,ma da come noi ci poniamo rispetto gli eventi, vale a dire quali sono i nostri atteggiamenti di fronte alle diverse situazioni della vita.

E’ il modo personale di utilizzare la vita, è il significato che noi diamo agli eventi che ci mette in condizioni di gioire alla vigilia delle feste natalizie o cadere in depressione solo alla vista degli addobbi.

Solo la consapevolezza di noi stessi, protagonisti del nostro piacere o del nostro dolore, può metterci in condizione di vivere autenticamente, senza il bisogno di preoccuparci di controllare gli accadimenti, ma semplicemente di saperne fare uso.

Addentriamoci insieme nel termine consapevolezza, con una domanda, cosa vi succede quando abbracciate qualcuno a cui volete molto bene che non vedete da tempo, magari un fidanzato che abita lontano? Siete in grado di descrivere cosa provate, quale è l’emozione interna, cosa succede dopo, magari anche qualche ora dopo? E adesso, cosa vi succede quando abbracciate una persona che vedete ogni giorno, magari il marito che ogni mattina salutate, che vedete spesso? Notate delle differenze tra le descrizioni delle sensazioni tra il primo e il secondo esempio? In assoluto non possiamo dire che sia più importante la prima persona rispetto la seconda, eppure le sensazioni della prima situazioni sono più appaganti e intense. Le abitudini se da un lato consolidano i comportamenti dall’altro lato accecano, potete essere molto abituati a cantare, relazionarvi, essere bravi a fare certe cose, ma non vi rendete conto del valore, di quanto quel vostro comportamento sia “speciale” o possa diventare “speciale” se messo a fuoco, come in teatro con quella luce che si chiama occhio di bue, un cerchio tondo intorno all’attore che nel nostro caso siete voi.

Bisogna uscire dagli schemi asfittici del pensiero ammuffito dalle abitudini e con gioia dare spazio ad un tempo per noi e per gli altri, un tempo dominato da Kairos che è un tempo qualitativo, quel tempo in cui anche un minuto può diventare importante e ricco a dispetto di dieci ore insignificanti e povere.

Ci sono momenti della vita che per qualcuno durano anni, che si è comparse della propria vita e poco protagonisti, o se attori in prima linea si interpreta un ruolo sommesso, non di rilievo.

Stimarsi significa avere coraggio e confrontarsi con se stessi protagonisti e non sempre di ruoli ombrati e deboli. Il confronto è con il presente – le reazioni nel qui ed ora, ed il passato dove si ritrovano tracce di memoria, echi interni che ostacolano il diventare persone visibili, migliori. C’è un unico buon motivo per stimarsi, solo così si saprà cercare e mantenere la propria felicità.

Antonella Galletta.   Argomenti principali: autostima, crescita personale

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